Asepsi
In un familiare e asettico stato di noncuranza e insensibilità acute, anestetizza le sue passioni.
Sa che potrebbe riconsiderare tutto dal principio, ma l’inverno sarebbe devastante. Teme di spegnersi nella fragile calma di chi non sente il muto logorarsi delle sue forze.
Si è arresa segretamente ad una vuota speranza, mutilata da parole di falsa serenità. Quanta fatica nell’accettare il sentirsi dire che è poco…
Si sentiva al sicuro nel suo guscio di cartapesta, ma vi è rimasta troppo a lungo forse anche per accorgersi che aveva eretto da sola le alte mura del suo ergastolo.
Non riesce più a sopportare il lamento straziante della sirena in apnea.
Lì all’inferno, l’aria è più calda, sente la sua bocca arsa incapace di forgiare certezze…
