Adagiata ai piedi degli Iblei,
cullata dal mormorio dell'Ippari,
risplendi con vicoli e viuzze
che furtivamente brillano
tra barocco e merletti...
Poeti, scultori e pittori
Ti hanno intessuta con accurati ricami,
modellando con maestria i tuoi mosaici...
Consoli lo stanco viandante,
vestendolo di trepide attese e
di ombre vaganti.
E, quando finalmente giunge la sera
e Ti spogli del tuo ozioso richiamo,
spegni le ultime voci...
Musica è la tua voce...
Quando tutto intorno è silenzio,
sa di nenia antica…
Un suono lieve e magico
sospende su
tralci di emozioni
e ineffabile si dondola pian piano...
Là dove i tigli si stagliano all’orizzonte,
il mio sogno di carta
si fa velluto e stordita,
mentre gli occhi
sfiorano le nuvole,
consumo
il mio vagabondar tra note tremule,
lieve lieve
come il tocco di una voce…
Apro gli occhi:
l'aurora è lì ad accogliere il nuovo giorno...
Come eterea creatura,
guida, in un gioco di luci,
il mio sguardo che si perde all'orizzonte.
Furtivo il giorno,
fruga tra le macerie del fuggiasco lampo
e intriso d'apparenti palpiti,
fugge all'occhio vigile
del temuto vespro...
Alfin, ebbro di prospero riposo,
chiude le palpebre alla notte...
Versi scritti per salutare i miei meravigliosi ragazzi dopo aver con loro trascorso cinque stupendi anni, dividendo insieme gioie e dolori...
A voi il commento...